DETTAGLI DIMENTICATI?

LE ORIGINI E LA STORIA

L’attività cominciò all’inizio degli anni ’50 quando la famiglia Camerotto si trasferì in una vecchia casa di sassi a due passi dal Fiume Piave. Via del Fante era solo una stradina sterrata in un contesto agro e scarno, che conduceva al fiume .

La Signora Emilia Zanardo, tra sassi e piume aprì un’osteria, proprio in questa via, per tutti i frequentatori del fine settimana, che si recavano alla Piave per trascorrere una giornata fuori porta. Il vino del posto, uova fresche, una buona minestra : qualcosa bolliva sempre in pentola.

E tra le pentole e il focolare, enorme, è cresciuto il figlio Domenico con una vera e propria vocazione per la cucina.

Si è fatto da solo “inventandosi” come cuoco senza scuole, viaggi, potendo però contare sui prodotti genuini di questa terra avara e magari sui consigli di qualche amico che la sapeva lunga.

Nel 1972 la Signora Emilia lascia la cura della “frasca” e dei fornelli, al figlio Domenico che negli anni si affina come sommelier diventando un ristoratore con tutti i riconoscimenti dovuti alla sua arte culinaria.

La vecchia casa colonica di sassi nel 1971 è metà osteria e metà trattoria. Il locale è formato dal grande bancone di mescita all’ingresso, la saletta per mangiare, il maestoso camino di pietra contro il muro, l’arco di mattoni rossi e qualche attrezzo contadino appeso alle pareti.

I piatti sono quelli della tradizione trevigiana, con l’oca e il radicchio rosso di Treviso, il coniglio alle erbe e i funghi, le paste fatte in casa con i ragù e la pasticceria casalinga.

In tutte le pietanze Domenico ci mette un po’ di fantasia, rispetta la tradizione ed aggiunge ad ogni ricetta qualcosa di suo, prediligendo solo prodotti a chilometro zero come le erbette spontanee del grande orto di casa e il pollame ruspante.

Qualche libro e magari un buon consiglio, la sua cucina si allarga ad una clientela che presto scopre “Domenico di Lovadina”.

Lo aiuta subito la moglie Bruna, severo giudice di ogni piatto, preziosa in sala e attenta ai conti, e man mano i figli Ivano, Sonia e Fabio subito avviati allo stesso lavoro non senza, prima, i giusti studi.

Domenico e soprattutto Ivano, compiono frequenti viaggi invitati a presentare la loro arte culinaria in Italia e all’estero.

Nel 1982 la vecchia trattoria si trasforma. Si ingrandisce con l’aggiunta di cucine più grandi e funzionali, la sala si moltiplica, tutto cambia tranne quel pezzo di facciata in sassi del Piave che ne ricorda le origini rustiche. I sei campi intorno, un tempo vigneti, si trasformano in un parco ricco di una biodiversità unica nel suo genere. In un laghetto variopinto di ninfee attraversato da un ponticello in legno gracidano le rane, mentre dall’altra parte del Ristorante è ricavato da una cava un altro lago destinato alla pesca sportiva.

Negli anni di attività Domenico e Bruna non condussero solo l’attività in maniera espansiva ma si dedicarono alla trasformazione della cucina tradizionale, in cucina innovativa valorizzando la tipicità ed il territorio.

Nel repertorio delle ricette del Ristorante da Domenico ci sono soprattutto la stagionalità con prodotti I.G.P. quali il Radicchio Rosso di Treviso, l’Asparago bianco e verde di Cimadolmo ed i Funghi.

Il figlio Ivano che sin dalla tenera età di 12 anni segue Domenico in cucina, si forma grazie alle varie esperienze in tutto il mondo, Zurigo, Lugano, Ginevra, Berlino, Colonia, Zagabria, Barcellona, Pechino, Miami, Ottawa e Singapore.

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